Mal di panciabatterioL'acqua che ristagna, che puzza, o che giace sotto dove si lasciano i rifiuti, fa ammalare entro un giorno o due; l'acqua che scorre limpida sulle pietre raramente lo fa.
«Ho crampi alla pancia e non mi resta niente dentro. Non riesco a bere abbastanza.»
Si tiene lontano con: bollitura, acqua corrente, cottura, lavaggio, rifiuti tenuti lontani dall'acqua e menta acquatica.
Febbre del castoroparassitaAnche un ruscello chiaro e freddo può far ammalare, sotto una diga di castori o dove le mandrie vengono a bere; si manifesta tanti giorni dopo che l'acqua non viene mai incolpata.
«Da giorni ormai ho la pancia acida e gonfia e mi stanco per niente.»
Si tiene lontano con: bollitura.
Verme del pesceparassitaIl pesce mangiato crudo porta una fame lunga che il mangiare non finisce; il pesce che ha incontrato il fuoco non lo fa mai.
«Mangio e mangio e dimagrisco.»
Si tiene lontano con: cottura, affumicatura e freddo.
Vermi intestinaliparassitaLa carne del cinghiale, poco cotta, e mani che hanno toccato terra sporca e poi il cibo.
«Sono debole e pallido, e la mia pancia non è mai in pace.»
Si tiene lontano con: cottura, lavaggio, assenzio e aglio selvatico.
Marea rossaalgaNella stagione calda il mare a volte prende il colore della ruggine e i pesci morti vengono a riva; i molluschi presi allora intorpidiscono le labbra e possono fermare il respiro, cotti o no.
«Le labbra e le dita mi formicolano e si intorpidiscono. È difficile respirare.»
Si tiene lontano con: osservare l'acqua.
Sperone nerofungoDopo una primavera fredda e umida alcune spighe di grano portano speroni neri al posto dei semi; il pane fatto con essi porta arti che bruciano e sogni da svegli a chiunque l'abbia condiviso.
«Le mani e i piedi mi bruciano come nel fuoco, e vedo ciò che non c'è.»
Si tiene lontano con: cernita del grano e essiccazione.
Infezione delle feritebatterioUna ferita lasciata sporca diventa rossa, calda e gonfia, poi il calore si diffonde a tutto il corpo; una lavata subito in acqua pulita e coperta raramente lo fa.
«La ferita pulsa e brucia, e ora tremo di calore.»
Si tiene lontano con: lavaggio, miele, fuoco sulla ferita, achillea, salvia, muschio di palude e muffa blu.
TetanobatterioUna ferita profonda e stretta da qualcosa che giaceva nel letame o nella terra: giorni dopo la mascella si blocca, poi tutto il corpo si piega come un arco.
«La mascella non si apre. Ogni suono fa irrigidire tutto il mio corpo.»
Si tiene lontano con: lavaggio e fuoco sulla ferita.
La folliavirusUna volpe o un lupo che non mostra paura, barcolla, morde il vuoto: il suo morso porta una morte che aspetta un mese e poi non si può più fermare.
«Brucio di sete e non sopporto la vista dell'acqua.»
Si tiene lontano con: cautela e lavaggio.
Il raffreddorevirusNella stagione fredda un naso che cola e una tosse passano da uno all'altro tra chi condivide un tetto.
«Il naso mi cola, la gola è irritata, la testa è pesante.»
Si tiene lontano con: riposo, calore, distanza, tiglio e rosa selvatica.
Febbre invernalevirusCerti inverni una febbre con dolori alle ossa abbatte tutti insieme; sembra arrivare con le oche selvatiche e le anatre, e non è mai proprio la stessa due volte.
«Ogni osso duole. Sono caldo e freddo a turno e non riesco ad alzarmi.»
Si tiene lontano con: riposo, calore, distanza e salice.
Vaiolo rossovirusDove molti vivono vicini: una febbre, poi la pelle coperta di vesciche che lasciano cicatrici. Chi ne esce vivo non lo prende più. Chi bada al bestiame, e una volta ha avuto il vaiolo bovino lieve, viene risparmiato.
«La febbre è passata e ora la mia pelle è coperta di piaghe.»
Si tiene lontano con: distanza e un graffio di vaiolo bovino.
Vaiolo bovinovirusPoche vesciche sulle mani di chi munge il bestiame, sparite in pochi giorni.
«Vesciche sulle mani, dal bestiame. Non è niente.»
Febbre di paludeparassitaChi dorme vicino ad acqua ferma nella stagione calda cade in una febbre che torna ogni terzo giorno, se ne va e ritorna per anni. L'aria della palude viene incolpata; nessuno sospetta dei minuscoli insetti che ronzano al crepuscolo.
«Il freddo che scuote, poi il bruciore, poi il sudore. Poi mi lascia in pace per due giorni.»
Si tiene lontano con: fumo, vento, terreno alto, prosciugamento, panno e chinino.
Febbre giallavirusNelle foreste calde dove le scimmie ne muoiono: una febbre, poi gli occhi e la pelle diventano gialli. Chi sopravvive è al sicuro per sempre.
«I miei occhi sono diventati gialli e vomito nero.»
Si tiene lontano con: fumo, panno e distanza.
Febbre da zecchebatterioUna piccola cosa trovata attaccata alla pelle dopo aver camminato dove camminano i cervi; un anello rosso intorno al morso, poi mesi di dolori alle articolazioni.
«Mi fanno male le ginocchia e i gomiti e sono stanco sempre.»
Si tiene lontano con: panno e cautela.
Il gonfiore nerobatterioPrima i topi muoiono allo scoperto. Poi, dove le persone vivono ammassate accanto alle loro scorte, gonfiori all'inguine e sotto le ascelle, e morte in pochi giorni. Lo portano le pulci che lasciano i topi morti.
«Un nodulo sotto il braccio, nero e duro come una pietra, e una febbre come il fuoco.»
Si tiene lontano con: gatti, scorte sollevate, distanza e assenzio.